Socio in affari o mero finanziatore?

Oggi vi parlerò di un concetto in apparenza “semplice”, ma non così scontato nell’esperienza quotidiana.

Come sapete, è ormai abituale che un rilevante numero di Imprenditori mi contatti per ricercare degli investitori di capitale per la loro attività.

Devo premettere che molto spesso il motivo è riconducibile in realtà a difficoltà nella gestione aziendale, rispetto alla quale sarebbe più opportuno prima intervenire mediante una ristrutturazione e solo in un secondo momento (o comunque parallelamente) cercare capitali freschi.

Ma mettiamo un attimo da parte questo aspetto e parliamo invece delle richieste che sorgono per reali necessità di sviluppo, in aziende apparentemente “sane”.

Di cosa parliamo nello specifico?

Ci sono Aziende, infatti, che per poter fare il “salto di qualità” devono necessariamente approcciarsi ad operazioni c.d. straordinarie.

Mi riferisco, in particolare, a progetti di internazionalizzazione, acquisizioni di società, partnership o joint ventures o gestione del passaggio generazionale.

Per chi legge abitualmente questo blog, sono tematiche già affrontate in diversi altri articoli[1].

Non sono molti gli Imprenditori (specie nelle PMI) che hanno capitale proprio o l’esperienza specifica necessaria ad affacciarsi a questo tipo di operazioni.

Ma se le competenze si possono trovare, essendoci ormai diversi specialisti in materia di M&A o di internazionalizzazione, non altrettanto semplice è il reperimento dei capitali necessari.

Che differenza c’è tra avere un Socio in Affari (c.d. Business Partner) rispetto alla Banca?

Nella ricerca di una sintesi tra competenze e disponibilità di capitali, gli Imprenditori ed i Manager arrivano a relazionarsi con investitori privati, nella forma di Business Angel, società di investimento o, nei casi più rilevanti, di veri e propri fondi di private equity.

Un operatore di questo tipo non è e non può essere considerato un mero finanziatore.

Si tratta appunto di un vero e proprio Socio in affari (c.d. Business Partner) che investe nel capitale di rischio.

Questi operatori, a differenza degli istituti di credito, cercano un Imprenditore che sia disponibile a condividere un progetto di sviluppo e a confrontarsi sulle decisioni operative e strategiche.

Bisogna essere quindi pronti a condividere con essi tutte le decisioni, quantomeno quelle di livello strategico e straordinario, coinvolgendoli e tenendoli partecipi ed informati.

Questo al netto di riconoscimenti tangibili, comunque obbligatori, quali ad esempio la presenza nel Consiglio d’Amministrazione della società o delle clausole di way-out (ovvero che disciplinano l’uscita dalla società in un periodo predeterminato).

Se non si entra in quest’ottica di collaborazione e la si vive come una intromissione inaccettabile, è meglio rivolgersi alla Banca.

Ed in effetti, storicamente, la maggior parte degli Imprenditori (potendo) ha scelto questa seconda via.

E sebbene si avvertano da più parti segnali di una inversione di tendenza, anche per la crescente difficoltà del settore bancario a finanziare l’economia reale, per le Aziende con prospettive di crescita, le modalità di accesso a capitali privati rimane un tema di fondo su cui riflettere.

Parliamone!

Avv. Giuseppe Bellini


[1] Segnalo per chi fosse interessato ad approfondire “Sviluppare il proprio business all’estero: cosa è davvero fondamentale?” http://www.avvocatodelbusiness.com/sviluppare-business-estero/; per una raccolta degli articoli sulle acquisizioni di società http://www.avvocatodelbusiness.com/category/acquisizioni-di-societa/.