Investire in aziende non quotate è “di moda”?

Investire in aziende non quotate è l’attività che Imprenditori e Manager delle PMI fanno quotidianamente, ciascuno per quanto di competenza.

Negli ultimi anni, l’interesse ad investire in aziende non quotate è stato riscoperto anche da realtà multinazionali estere.

Più di recente, inoltre, si assiste ad un trend abbastanza evidente in cui anche settori storicamente lontani dal mondo delle PMI si sono avvicinati.

Mi riferisco in particolare al mondo della finanza, solitamente molto più attenta al mondo delle quotate e delle grandi imprese.

Qualche tempo fa ho partecipato ad un evento organizzato dal Gruppo Azimut, il c.d. EXPO Azimut Libera Impresa “L’arte di fare impresa”[1].

In questo evento si sono affrontati, sotto diverse angolature, le problematiche e le opportunità che riguardano il mondo delle PMI.

Viste le tematiche che, ormai da anni, affronto su questo Blog (e quello del mio Studio Legale) la circostanza non può che farmi piacere.

Mi sorge tuttavia una riflessione, che ho voluto sintetizzare in questo titolo un po’ provocatorio:

“Investire in aziende non quotate è diventato di moda?”

Chi conosce (rectius, osserva) l’animo umano, conosce bene questo meccanismo.

Alcune cose diventano indispensabili per un limitato numero di persone e, poiché si tratta di persone “influenti”, queste cose finiscono per diventarlo per molti altri, salvo poi passare nel dimenticatoio.

Siamo sicuri che il mondo della finanza sia immune da questo meccanismo?

La questione è decisamente più complessa e può avere aspetti anche socio-psicologici, nei quali non mi addentro per palese incompetenza.

Più modestamente e senza indulgere eccessivamente in tecnicismi, mi permetto di fare alcune osservazioni circa il motivo di questa rinata attenzione del mainstream ad investire in aziende non quotate.

Segnatamente:

  1. Una maggiore attenzione all’economia reale da parte degli operatori “istituzionali”;
  2. un trend legislativo favorevole;
  3. l’apertura del mondo Imprenditoriale a forme di finanziamento non bancarie.

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1) Una maggiore attenzione all’economia reale da parte degli operatori istituzionali

Secondo una recente indagine[2], gli investitori istituzionali italiani (i.e. Fondi Pensione, Fondazioni e Casse di Previdenza) hanno un portafoglio ben diversificato rispetto agli altri operazioni europei e dimostrano una maggiore attenzione a mercati privati, con più del 64% che punta su private asset, guardando sia al private equity, sia al private debt.

Sembra quindi che questa tendenza sia già parte della strategia dei gestori da tempo e quindi, a cascata, si sia estesa anche alla generalità degli operatori nel mondo degli investimenti.

Molto probabilmente questa strategia si è generata dai risultati altalenanti portati dalle gestioni finanziarie esclusivamente sulle quotate.

2) Un trend legislativo favorevole

Anche ai meno interessati alle novità legislative, sarà capitato di accorgersi che nel corso degli anni 2017 e 2018, sono intervenute delle modifiche normative in materia di PMI, ed in particolare nel mondo delle SRL che le hanno portato ad assomigliare sempre di più a SPA[3].

Mi riferisco in particolare all’introduzione di categorie particolari di quote o particolari diritti di voto, oppure alla possibilità di effettuare operazioni sulle proprie azioni[4].

Penso inoltre alla possibilità che le quote di partecipazione in piccole medie imprese, costituite in forma di srl possano costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari anche attraverso i portali per la raccolta di capitali[5].

Indubbiamente queste opportunità hanno avvicinato il risparmio privato ad investimenti diretti nelle PMI, che hanno consentito e consentiranno un maggiore sviluppo delle piattaforme di crowdfunding (prima relegate al settore delle PMI innovative).

3) l’apertura del mondo Imprenditoriale a forme di finanziamento non bancarie.

Questo aspetto è quello su cui ho potuto avere maggiore riscontro personale, operando quotidianamente con Imprenditori e Manager nel mondo delle acquisizioni e cessioni.

Pur con tutti i distinguo e le differenziazioni del caso, nelle nuove generazioni di imprenditori sta passando il messaggio di aprire il capitale a soggetti esterni, attraverso forme di finanziamento alternative.

Pensiamo all’esempio del Dott. Alessio Rossi, Presidente dei Giovani di Confindustria[6], il quale sin dall’insediamento ha sottolineato che «l’Italia sconta un tremendo ritardo nella disponibilità di capitali di rischio» e che «c’è l’abitudine di andare ancora a chiedere i soldi in banca, magari per farsi dire di no». Di qui la necessità di «un’operazione culturale».  Con un obiettivo: «Cercare fondi di venture capital, sollecitare le Regioni a mettere a disposizione fondi per i capitali di rischio e a sostegno di imprese giovani e innovative».

Rossi ha proposto anche «adeguati strumenti di garanzia per aumentare l’attrattività dei territori e ulteriori sgravi fiscali per incentivare l’investimento nel capitale di rischio delle imprese»[7].

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Dal crowdfunding, ai Club Deal o ai fondi di private equity, non passa giorno che non vi sia notizia di qualche operazione di acquisizione che abbia ad oggetto PMI di qualità e con prospettive di crescita.

Stiamo quindi per assistere ad un rinascimento delle PMI italiane che porterà ad una crescita significativa dal punto di vista dimensionale ed invoglierà sempre più operatori ad investire in aziende non quotate?

E’ presto per dirlo, ma alcuni segnali (i.e. aggregazioni di settore e nascita di molte realtà sponsor di investimenti equity) sono testimonianza di un ritrovato accordo tra una parte della classe imprenditoriale nostrana ed il mondo della finanza.

Da parte mia, come Avvocato d’Affari e promotore di acquisizioni e Club Deal, mi impegno quotidianamente affinchè si creino le migliori condizioni perché questa crescita ci sia e sia duratura.

Fare in modo che i capitali arrivino e restino in Italia non è un tabù.

Avv. Giuseppe Bellini g.bellini@studiolegalebellini.eu

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Per effettuare un incontro presso la sua azienda ed approfondire il tema dell’investimento in aziende non quotate, senza impegno:


[1]il Nuovo motore dell’economia reale”, “l’evento dell’anno, punto di incontro tra economia reale e risparmio gestito” (n.d.r. citazioni dalla brochure informativa).

[2] Mercer Asset Allocation Survey 2019, https://www.mercer.it/sala-stampa/mercer-european-asset-allocation-survey.html, l’indagine Mercer ha coinvolto 876 portafogli istituzionali coprendo 12 Paesi europei.

[3] Solitamente il modello societario adottato dalle aziende più importanti.

[4] D. Lgs 129/2017 “Attuazione della direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari” per un approfondimento normativo https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/13194-pmi-srl-2018-le-novit-normative-nel-diritto-societario.html

[5] DL 179/2012, art 30.

[6] http://www.giovanimprenditori.org/ilmovimento/presidente, ha fondato una Società di Venture Capital, di cui è Presidente Esecutivo, specializzata nella fase di “early stage” che investe direttamente nel capitale di rischio delle start up innovative.

[7] https://www.ilsole24ore.com/art/confindustria-rossi-nuovo-presidente-giovani-imprenditori-ridurre-cuneo-AEakxxGB?refresh_ce=1