M&A ai tempi del Coronavirus: le acquisizioni di PMI possono saltare?

M&A ai tempi del Coronavirus: non è un mistero che, di questi tempi, le Aziende vivono momenti di preoccupazione.

Nell’ambito delle piccole e delle microimprese lo scenario è quello di una vera e propria crisi imminente.

Anche le medie aziende potrebbero avere dei contraccolpi, ma queste (a differenza di altre) hanno gli strumenti e la patrimonializzazione per poter resistere a questa ondata negativa.

In effetti, nei mesi scorsi molte PMI di qualità sono state oggetto di acquisizioni societarie.

E tuttavia, non tutte le acquisizioni sono state “chiuse” in via definitiva.

Che cosa intendi per operazioni “chiuse”?

Mi riferisco in particolare a quei casi, abbastanza frequenti nella prassi delle operazioni di M&A, in cui esiste una divaricazione temporale tra l’accordo (il c.d. signing, ovvero la firma del SPA[1], il contratto vincolante di acquisizione di partecipazioni societarie) ed il c.d. closing, ovvero la sottoscrizione davanti a Notaio dell’atto di cessione di quote / azioni societarie.

E perché questo dovrebbe riguardare il Coronavirus?

E’ presto detto.

Tra le numerose clausole che sono presenti nei contratti di acquisizione di partecipazioni, le meno celebrate sono le cosiddette MAC, o material adverse change clause o material adverse effect.

Si tratta, in buona sostanza, di clausole che regolano eventuali effetti sfavorevoli intervenuti tra il momento dell’accordo (signing) e quello dell’atto notarile (closing)[2], il c.d. INTERIM PERIOD.

Esso fornisce all’acquirente il diritto di recedere dal contratto oppure di chiedere la revisione del prezzo[3], fatta salva la possibilità di chiedere una penale (c.d. break up fee[4]).

In che modo questi effetti sfavorevoli vengono regolati?

Fondamentalmente ci sono due modalità:

Vengono indicati espressamente i possibili motivi di applicazione della clausola, ad esempio:

  • violazione di garanzie sottoscritte dalla parte venditrice;
  • la perdita di alcuni clienti ritenuti strategici;
  • variazioni valutarie della moneta
  • cambiamenti normativi o provvedimenti di autorità governative che danneggiano il business o fanno venir meno l’interesse ad acquisire la target (c.d. factum principis).

Vengono indicati espressamente i casi in cui tale clausola NON si applica, ad esempio:

  • nel caso di aumento del prezzo delle materie prime proprie per l’operatività della target;
  • nel caso di variazioni del mercato finanziario, bancario o assicurativo, inclusa ogni alterazione negativa, ogni discesa dei prezzi o degli indici di mercato
  • eventi o circostanze note all’acquirente;
  • conseguenze negative derivanti dall’annuncio dell’operazione di acquisizione della target;
  • reclami del venditore rispetto ai termini dell’accordo.

Naturalmente a seconda di quanto si dia enfasi ai casi di applicazione della clausola piuttosto che alle esclusioni, il documento sarà più a favore del compratore (Buyer-friendly) o del venditore (Seller-friendly).

Dall’esame di queste poche righe, tuttavia, penso che abbiate compreso la rilevanza di una clausola del genere.

Ok, tutto chiaro…ma il Coronavirus come si inserisce in questo ragionamento?

Certamente ogni accordo di SPA andrà analizzato caso per caso, essendo negoziato in dettaglio dai legali delle Parti.

E tuttavia non posso non notare come i provvedimenti del Governo di questi giorni e le relative restrizioni[5] potrebbero giustificare un ripensamento in chi, magari nel mese di dicembre scorso, abbia sottoscritto degli accordi di acquisizione di PMI.

Naturalmente diverso è il caso in cui il signing avvenga in questi giorni o sia avvenuto nei mesi precedenti (diciamo gennaio / febbraio), laddove sarebbe molto difficile sostenere che il rischio di pandemia da Coronavirus non fosse noto.

Sono più che sicuro che molti Buyer si staranno interrogando su questa possibilità e abbiano valutato il recesso dalle operazioni effettuate.

Un bel problema…ma più in generale, cosa può portare il Coronavirus al mercato del M&A, ed in particolare per le PMI?

Il contraccolpo immediato sarà una forte diminuzione della volontà di fare acquisizioni in Italia, almeno durante l’anno 2020.

Ma l’esperienza della crisi del 2008 dimostra che, dopo i primi anni di incertezza, si sono generati notevoli opportunità per le acquisizioni di PMI di valore[6], rispetto alle quali fondi di investimento e multinazionali non si sono certo tirate indietro.

Bisogna quindi essere preparati a questa eventualità e guardare al futuro con fiducia: le acquisizioni di PMI di valore non si fermeranno certo con questa crisi.

Avv. Giuseppe Bellini


[1] Share and Purchase Agreement o Sale and Purchase Agreement

[2] Questo la fa differire dalle clausole di forza maggiore (c.d. hardship, la quale ricorre nei contratti di lunga durata).

[3] Secondo alcuni autori questo tipo di clausole rappresentano una clausola sospensiva; per altri svolgono una funzione analoga all’impossibilità sopravvenuta, all’eccessiva onerosità sopravvenuta di cui agli artt. 1463 e 1467 cod. civ.

[4] Normalmente rapportata percentualmente all’ammontare del deal.

[5] DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 marzo 2020 Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20A01522) (GU Serie Generale n.59 del 08-03-2020), il quale estende le misure a tutto il territorio italiano.

[6]M&A in Uncertain Times, is there Still Value in Growing?”, di Stefano Gatti e Carlo Chiarella, in collaborazione con Goldman Sachs, 2013.