Investire in Private Equity: come funziona e per quale motivo farlo?

Recentemente è uscito un articolo su ilSole24ore, nel quale viene evidenziato “lo stato di salute eccellente” del Private Equity.

Ma cos’è, esattamente, il private equity?

Il private equity è un’attività di investimento istituzionale in capitale di rischio di medio-lungo termine, mediante la quale un operatore specializzato rileva le quote di imprese[1] non quotate ad alto potenziale di sviluppo e crescita (high grow companies), con l’obiettivo di contribuire alla crescita dell’azienda nel proprio mercato di riferimento e di monetizzare, al termine del periodo temporale prefissato, l’investimento effettuato.

Infatti, il termine prefissato affinché l’investitore possa capire se la società in cui ha investito ha successo o meno è mediamente di cinque anni.[2]

Tuttavia, l’attività di private equity non comporta unicamente l’apporto di risorse finanziarie da parte di operatori specializzati nel capitale di rischio, ma riguarda anche una serie di attività connesse e strumentali alla realizzazione dell’idea imprenditoriale.

Fondamentale è infatti l’apporto professionale dello stesso investitore nell’attività della società, il quale di fatto partecipa alle decisioni strategiche dell’impresa apportando le proprie conoscenze ed esperienze professionali, ma lasciando all’imprenditore e al management la gestione operativa.

Inoltre, l’origine di tale attività si fa risalire agli Stati Uniti, con la creazione nel 1946 dell’American Research and Development Corporation (ARD), che era una società di natura pubblica che raccoglieva capitali da molteplici investitori per fornire capitale di rischio a giovani imprese.

In Italia invece il mercato del private equity risale al 1986, anno in cui è stata istituita l’Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital (AIFI).

QUALI SONO LE TIPOLOGIE DI FONDI DI PRIVATE EQUITY?

Le principali tipologie di fondi di private equity sono:

  1. Seed capital o Angel Investing – investimenti in società in fase di start-up e senza fatturato;
  2. Venture capital – investimenti in società avviate, ma con flussi di cassa negativi e i) grandi potenzialità di crescita e ii) fabbisogni di cassa per finanziare il lancio dei prodotti o sviluppare il mercato
  3. Development capital – investimenti in società avviate, con flussi di cassa positivi in rapida crescita con fabbisogni di cassa legati allo sviluppo del mercato.
  4.  Management buy-out (MBO) – Management buy-in (MBI) – Buy-in Management Buy-out (BIMBO) – investimenti in società medio/grandi dove il management assume un ruolo di imprenditore rilevando assieme ad un fondo di private equity l’azienda. Si chiamano MBO quelli in cui il management dell’azienda compra, MBI quelli in cui sono manager esterni all’azienda che comprano e BIMBO quelli in cui è un mix di manager interni ed esterni ad assumere il controllo dell’impresa.
  5. Special Situation o fondi di Turnaround – investimenti in aziende in crisi, che si suddividono in Turnaround Operativi e Turnaround Finanziari.

QUALI SONO INVECE LE TECNICHE FINANZIARIE UTILIZZATE?

Le tecniche finanziarie utilizzate dagli investitori professionali sono:

  • LEVERAGED BUY OUT è una tecnica di acquisizione, che prevede l’acquisto delle quote societarie da parte degli investitori professionali tramite il ricorso a nuovi debiti finanziari di importo elevato, che vengono successivamente ripagati tramite il cash flow (“flusso di cassa”) generato dall’azienda grazie all’intervento migliorativo del private equity;
  • GOING PRIVATE è una operazione in cui l’obiettivo è acquisire un’azienda quotata in Borsa per poi ritirarla dal mercato e, una volta ristrutturata e migliorata in alcuni aspetti, rivenderla privatamente;
  • MEZZANINE è infine una operazione di investimento sotto forma di debito non garantito, la cui durata è generalmente superiore ai 5 anni, e si tratta di un tipo di debito molto simile ad un finanziamento soci.

MA QUALI SONO LE MOTIVAZIONI CHE POSSONO SPINGERE UN’IMPRESA A RIVOLGERSI AD UN OPERATORE DI PRIVATE EQUITY?

Le motivazioni che possono spingere un imprenditore o aspirante tale a rivolgersi ad un operatore di private equity sono molteplici e dipendono anche dalle caratteristiche e modalità operative dell’azienda.

Tra le principali si osservano:

Avviare una nuova attività

gli aspiranti imprenditori pur dotati di idee potenzialmente di successo non dispongono dei capitali necessari per trasformali in impresa, e a causa dell’elevata rischiosità è difficile ricorrere a fondi di finanziamento tradizionali;

Crescere dimensionalmente

l’operatore specializzato oltre all’apporto di risorse finanziarie, può ricoprire un ruolo fondamentale nel supporto dell’azienda grazie alle sue conoscenze ed esperienze professionali;

Internazionalizzarsi

grazie al supporto del private equity, le imprese possono raggiungere nuovi mercati, sfruttando anche la rete di contatti e l’esperienza messi a disposizione dell’operatore;

Risolvere situazioni di crisi

l’impresa sta attraversando un momento critico e per risollevarla si rivolge all’operatore specializzato per attraversare la fase di risanarla, sia da un punto di vista finanziario che strategico;

Affrontare il ricambio generazionale

il contesto industriale italiano è dominato dalla presenza di imprese a carattere familiare, e per affrontare il problema del passaggio della gestione alla generazione successiva possono far affidamento all’esperienza dell’operatore;

Riorganizzare la proprietà dell’azienda

in situazioni in cui uno o più soci della target vogliono abbandonare l’impresa, si può far ricorso al private equity;

Quotarsi in borsa

le imprese che intendono avviarsi al percorso verso la quotazione, possono rivolgersi all’operatore per facilitare l’avvicinamento al mercato.

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Come si vede le motivazioni per le quali rivolgersi ad un operatore nel settore del private equity posso essere molteplici.

L’esperienza insegna tuttavia che si tratta di una tipologia di operatore che predilige aziende che hanno già una certa dimensione (almeno sopra i 15 / 20 mio di fatturato).

E’ quindi importante ragionare su quali siano effettivamente le caratteristiche dell’azienda: per la maggior parte del tessuto imprenditoriale italiano lo strumento più adatto appare quello del club deal di investitori, di cui abbiamo parlato in un precedente post.

Se stai pensando di cedere l’azienda o di avere un apporto di capitale esterno, siamo disponibili a valutare la soluzione più adatta a te.

Dott.ssa Denise Amato

Avv. Giuseppe Bellini


[1] Le quote acquistate dall’investitore possono costituire la maggioranza societaria oppure, più spesso, rappresentare una minoranza di controllo

[2] Un fondo di private equity ha una vita predefinita che oscilla tra i 5 e i 30 anni, ma sul mercato generalmente la durata è 10-12.

Inoltre, la vita del fondo si divide in:

“investment period” (per massimo 5 anni) in questo primo arco di tempo si possono fare investimenti

“divestment period” (per ulteriori 5 anni): in questo secondo periodo invece non si possono più fare investimenti e si deve gestire e sviluppare la società “target”